Mondo Felice

 

Mondo. Staccati da quella ringhiera.

Josephine. Josephine Josephine Josephine.

Come sempre, Mondo. Torna qui.

Ok. Pay per click.

Cosa?

22.800.000 risultati.

Va bene. Questa da dove l’hai presa.

Signore al telefono.

Quale signore al telefono?

 

Quel signore al telefono a cinque metri da noi sul ponte del traghetto. Dunque, la storiella è questa: io e Mondo ce ne torniamo alla Maddalena nella mattina del quattordici settembre, odore di pioggia da sopra, acqua di mare e gasolio da sotto. Il buon vecchio ragazzo mi sta facendo una testa così con Josephine da due settimane. Josephine è una studentessa inglese di ventidue anni né bella né brutta, che si è fatta una vacanza da studentessa inglese con altre studentesse inglesi della sua età per una quindicina di giorni. Chiaro fin qui? Un mese fa mi irrompe in negozio e ci passa un’ora a rivoltarlo da cima a fondo, e wonderful qua e wonderful là, saccheggia dolciumi come se ne andasse del suo futuro e il diabete fosse nient’altro che stucchevole folklore mediterraneo, che a me va bene, perché ho scontrinato in una mattinata quanto mezza settimana, ma, wonderful qua wonderful là, sventolando la codetta bionda e strabuzzando gli occhioni lungo ciascuno dei cinque scaffali, in qualche modo mi manda in orbita il ragazzone.

Non sapevo come prenderla, perché non avevo mai visto mio fratello innamorato. Si capisce che la sua non può essere una sbandata qualsiasi. Lui ha tutta la sua realtà da gestirsi e su cui fare manutenzione a modo suo per prendersi il disturbo di viversi anche la nostra. E quindi un po’ mi sono preoccupato. Anche perché lui non bada mai troppo ai clienti, e meno ancora li guarda in faccia, impegnato com’è nella sua personale campagna di risoluzione di tutti gli schemi di sudoku dell’universo. È una di quelle fisse che gli passano non appena si trova qualche nuovo passatempo maledettamente complicato, tipo memorizzare fotograficamente il maggior numero possibile di SERP di Google — come poi ha preso a fare da qualche giorno — ma al momento deve avere una certa importanza nella realtà parallela racchiusa in quel suo cervellone speciale.

Apro e chiudo una parentesi: so cos’è una SERP — è una pagina di risultati di un motore di ricerca — perché me lo ha spiegato quel signore al telefono, ma ci arrivo dopo.

Il punto è che quella volta non solo Mondo ha guardato, ma ha anche sorriso. Quella volta e anche il giorno dopo, e poi gli altri giorni che Josephine è tornata, sempre più turlupinata dalla protezione solare, a rimpinguare la scorta, una prassi che mi ha costretto a incrementare la produzione delle barrette al cioccolato e mirto finché non se n’è ripartita da Josephine-e-basta qual era, che mai mi sarei immaginato ad alzarmi alle cinque del mattino per star dietro alla domanda crescente di un solo consumatore, se non fosse che quando quella gioiosa biondina scorrazzava per il negozio mio fratello era felice. Non posso dire che lo era con la effe maiuscola perché quello sono io. E infatti, il nostro negozietto (nostro… abbiamo un organigramma aziendale del tipo 1 + 1) si chiama Mondo Felice. Beccatevi questa.

Ora, il signore al telefono. Quaranta minuti di chiamata, una sfilza di termini tecnici rovesciati dentro a un discorso intellegibile soltanto per chi lo sta ascoltando dall’altra parte dell’etere. Mondo, come fa lo sa solo lui, è perfettamente in grado di intabellare quei tecnicismi di cui, ci metto due mani sul fuoco, capisce quanto me, tipo “SEO”… 491.000.000 di risultati. Grazie Mondo, ora dormirò sonni tranquilli. E poi link popularity… 4.670.000 risultati. E così via. Ora, dev’esserci una forma di connessione empatica fra le persone brillanti e quelli come mio fratello che noi esseri umani medi non riusciamo a intavolare con gli esemplari della nostra stessa risma.

Bell’e che finito il colloquio, l’uomo ci fa un’alzatina di testa da lontano, si ficca il cellulare in tasca e viene verso di noi. «Luigi Vargiu» dice tendendo la mano a Mondo, e guardando me con un sorriso. Mondo allunga il braccio con prontezza militare, rigido rigido davanti a sé, la mano aperta, le dita allineate in perfetta perpendicolarità, e via di stretta di mano vigorosa. Caspita.

Mi alzo in piedi, porgo la mano a mia volta e mi presento. Poi gli dico che lui è Raimondo, che ha trentaquattro anni, che è mio fratello maggiore ed è un filo assente, oltre che ripetitivo nel fargli il verso. Mondo intanto continua a srotolare cifre a sei zeri come se Vargiu avesse fatto puff svaporando in una nuvoletta blu. Se l’interruzione lo ha infastidito, non l’ha dato a vedere.

«È in viaggio di lavoro?» gli chiedo.

«Da cosa l’ha capito?».

«Quattro inglesismi da computer e sei acronimi nel giro di trenta secondi… vuole scherzare? Mi manda il fratello in loop. Cos’è lei, una specie di programmatore?».

«Non esattamente. Mi occupo di strategie di web marketing. Posizionamento e visibilità sui motori di ricerca. E sì, ero al telefono col mio ufficio».

51.900.000 risultati.

Il signor Vargiu se lo studia per un paio di secondi. Poi mi fa «Lui è…».

«Autistico. E anche un bel po’».

«Sì l’avevo intuito». Poi si piega sulle ginocchia e guarda mio fratello in faccia. «Però cambia, non è sempre uguale. Ci hai fatto caso, Mondo?».

Mio fratello adesso è una statua di cera. Bello gagliardo, stagliato sulla striscia di mare ad affettare l’orizzonte col naso puntuto e ad accarezzare nuvoloni con i capelli scompigliati.

«Ti faccio vedere» continua il Vargiu sfoderando il telefonino. «Ecco: web marketing ora mi dà 50.800.000 risultati. Fra le altre cose, c’è di mezzo il TrustRank, l’algoritmo di Google, che rielabora i risultati a seconda delle operazioni di posizionamento più o meno volontarie e calcola una stima approssimativa delle ricorrenze».

753.000 risultati.

«Per il TrustRank? Mmm, non se lo scrivi staccato» dice facendo l’occhiolino. «Ecco qua: 9.400.000 risultati». Poi guarda me: «Un bell’assillo, eh?».

«Si tiene occupato, sì. Ora è così, fra un mese la prenderà con qualcos’altro. Il bello è che non gli si è mai fusa la centralina».

Vargiu ride, poi mi si siede accanto. «Siete del posto?».

«Sì, abbiamo un laboratorio di dolciumi qui alla Maddalena. Tutte ricette originali».

«Ah, bene. Allora ci faccio un salto di pomeriggio, dopo aver sbrigato un paio di cose».

Così gli dò l’indirizzo e l’orario di apertura. Quindi ci salutiamo, ora che il traghetto ha attraccato.

 

«Si può?».

Il campanellino appeso sulla porta canticchia l’arrivo del signor Vargiu alle quattro e mezza spaccate con tale precisione da farci una coppia omozigote di due e un quarto. Gli grido un «Avanti» da dietro la vetrata del piccolo laboratorio, con le mani infarinate e la bandana in testa.

Mondo se ne sta comodo dietro al bancone ipnotizzato dallo schermo del portatile. Gli ho rimediato una poltroncina ergonomica perché non volevo che gli venisse una spina dorsale a forma di cavatappi.

«Scusi lo stato, mi stavo portando avanti il lavoro» dico io.

«Non c’è problema. Io dò uno sguardo in giro».

«Faccia con comodo. Può farmi un fischio al termine dei cinquanta secondi che le serviranno per ispezionare tutti i reparti. Vuole un pugno di molliche casomai si dovesse perdere?».

Vargiu ride, poi si mette a curiosare in giro. Lo lascio fare mentre vado a sistemarmi un attimo il look.

«Come va, Mondo?» fa da dietro lo scaffale delle marmellate biologiche.

«Josephine va pazza per la marmellata di fichi».

«Ci sei anche tu allora».

Poi mi si avvicina. «Josephine sarebbe?».

E così gli spiego tutta la tiritera.

«Ahi ahi» sorride. «E quindi non si darà pace finché questa Josephine non rispunta. Mi tolga una curiosità» e intanto ha già l’abbraccio ricolmo di merce, «se mai dovesse accadere, che cosa succederebbe?».

«Mmm, a occhio e croce suppongo che mi toccherebbe organizzare una spedizione di prodotti qualcosa come una volta al mese. Vuole un sacchetto?».

«Grazie. Lo ha allestito lei così?» mi chiede indicando l’arredamento del negozietto stile casa degli gnomi.

«La disposizione è mia. Per le decorazioni in legno e i murales mi sono fatto aiutare. Il disegno di partenza invece è di Mondo».

«Sul serio?».

«Gliel’ho detto che è in gamba».

«Direi!» sussurra guardandosi intorno e studiando tutto l’arredamento degno delle migliori illustrazioni basate su un viaggione di Tolkien. Sì, mi si conceda, vado abbastanza fiero del nostro personale forellino nel pianeta.

«E i prodotti, mi diceva…».

«È quasi tutto il risultato di mie sperimentazioni in giornate di noia, eccetto un paio di idee casuali che sono saltate in testa a mio fratello. Le barrette al cioccolato e mirto, ad esempio, se l’è inventate lui l’hanno scorso mentre dormivo. Mi sono ritrovato sul banco un pastrocchio osceno da vedere, ma quando ho assaggiato, porcaccia la miseria! E guarda caso, sono proprio la cosa di cui quella benedetta ragazza non riusciva proprio a fare a meno. Credo che ci sia di mezzo anche questo fattore. Non è che il buon vecchio Mondo si sia preso molte altre soddisfazioni nella vita».

«Ho capito. E… gli affari?» mi chiede col cellulare in mano, dopo aver preso a scattare foto qua e là.

«Come un po’ tutti. D’estate si lavora bene, il turista non manca. Nel resto dell’anno… che glielo dico a fare».

«Mmm, eppure la vostra peculiarità — Oh, Mondo: “peculiarità”!».

«… 3.390.000 risultati».

«Non mi freghi, questo termine l’hai appena cercato!».

«Lei dice?» faccio io.

«Probabile. Se ho capito come ragiona, è facile che abbia registrato risultati di ricerche relative al posizionamento web prima di qualsiasi altra cosa».

«Le basta un “uhm” o posso prendermi la libertà di dirle che non la sto seguendo?».

Ridacchia. «Mondo ha una mente metodica, schematicamente raffinata. Se ci pensa, nel momento in cui ha deciso di smanettare su di un motore di ricerca, dovendo scegliere da dove partire, perché non farlo dagli argomenti correlati al motore di ricerca stesso? Mondo non sta memorizzando pagine a caso. Ne sta studiando il funzionamento».

«Oh… e a che pro?».

«Per capire come trovare Josephine, la butto lì».

«E lei questo lo sa perché…?».

«Perché è il mio pane quotidiano».

Devo ammettere che ancora non ci ho capito una mazza. E se è per questo ancora non mi spiego perché continua a fotografare che manco CSI. «Dica un po’, sta pensando di farci una recensione?».

«Può darsi» mi fa scartando una mitica barretta e fagocitandone una metà. «Prima dovrei testare il livello di qualità! Metta sul mio conto».

«Offre la casa».

«Bene. In realtà ho un’idea migliore».

«Ah» sorrido, le braccia conserte. «La ascolto».

«Voi non avete un sito web, né una pagina sui social».

«È una domanda?».

«No, è una constatazione. Perché diversamente li avrei già trovati».

«Non mi dica».

«Poniamo il caso che lei possa incrementare i frutti della vostra attività facendola conoscere a un pubblico più vasto della gente del posto e del turista stagionale, non ci farebbe un pensiero?».

«Stavo pensando di fare una pagina su facebook, poi quello mi ha fregato il pc…» sghignazzo.

«Facciamo così… creiamo una bella pagina web con la descrizione dei prodotti e del processo di produzione, corredata di immagini di presentazione, che guarda caso mi sono già procurato. Ne serviranno altre, e di qualità migliore, ma a questo pensiamo dopo. Ci includiamo anche l’opzione multilingue. Insomma, lasci fare a me».

«Va bene, proviamo. Vediamo che succede».

Non mi dà il tempo di finire la frase che passa dietro il bancone e si affaccia sulle spalle di mio fratello. «Posso?». E cavolo, può! Con me generalmente Mondo si scoccia, ma a lui ha ceduto il pc senza esitazione. «Non sarà difficile darvi una buona visibilità» commenta mentre ticchetticchia sulla tastiera.

«Mondo! Che mi dici di Strogoff?».

Mio fratello risponde in automatico. Guàrdati da Ogareff. I tartari stanno arrivando.

«Vedo che conosce Verne» sorride compiaciuto il nostro ospite acuto.

«Conosce? Se l’è mangiato. E anche Stevenson, e Asimov e tutta quella roba lì».

«Sì ma, su Google?».

843.000 risultati.

«Sì, all’incirca. Questa la sapevo anch’io. Strogoff è tanto il nome del corriere dello zar quanto quello della mia società. Che poi è da lì che l’ho preso» sorride con quell’aria da pronti via vi rificco in un discorsone attorcigliato. «Ora, la visibilità sul web si costruisce agendo su diversi livelli più o meno diretti. Sul piano indiretto, si tende a studiare i contenuti di un sito in modo da renderne chiaro e immediato il riconoscimento da parte dell’algoritmo sulla base delle ricerche degli utenti, ed è un’operazione cruciale quando più siti e pagine social simili concorrono al posizionamento. La strategia più efficace da adottare a monte della creazione di una pagina però è quella di darle “un’etichetta” univoca. Mi riferisco soprattutto a quello che in gergo si chiama indirizzo, altrimenti detto URL».

2.110.000.000 risultati.

«Figurati… e dimmi un po’ Mondo… qual è il primo risultato per Strogoff?». E questa volta, mi dispiace, ci arrivo da solo.

«Vuvvuvvù punto Strogoff punto qualcosa?».

Punto it.

«Bingo» mi strizza l’occhio.

«Ah però… state sopra un personaggio letterario!».

«Appunto. E vi dico già che voi starete sopra tutti i mondi felici d’Italia».

E qui, altra magia. Mondo non ha staccato lo sguardo dalla strada fuori dalla vetrina dal momento in cui Vargiu ha preso il computer. Ora si è voltato appena e sta sorridendo. Per quanto mi sia fatto un quadro mio di ciò che mi è stato spiegato finora, mi divampa la sensazione che quei due si siano capiti riguardo a qualcosa che Dio solo lo sa. Dio e loro due, ovviamente.

 

La cosa risale a circa tre anni al mese scorso. Ho già perso il conto (Mondo no) di quante visualizzazioni ha collezionato finora il sito web di Mondo Felice. Sta di fatto che effettivamente la pagina è di facile individuazione. Difficilmente passa inosservata sia che la si voglia trovare direttamente, sia che si facciano ricerche sulla Maddalena o sui prodotti alimentari biologici e gli store di specialità dolciarie originali.

Una volta al mese Vargiu mi chiama per sapere come vanno gli affari (in realtà i primi periodi mi telefonava una volta a settimana). Come vanno gli affari? Ho aperto una piccola succursale a Palau, e al momento sono in trattativa per l’affitto di un locale a Santa Teresa, posso permettermi di sponsorizzare, e le nostre specialità cominciano a essere un marchio riconosciuto. Naturalmente ho tirato dentro un po’ di personale, tutta gente che già conoscevo e di cui mi fido, e abbiamo impostato il lavoro in modo da offrire sempre lo stesso standard di qualità, come ogni azienda che si rispetti. Che a sentirmi parlare così mi viene da pigliarmi a sganassoni da solo, e con la ricorsa, per vedere se mi sveglio col pigiama sudato.

E poi c’è una chicca. Specialmente nelle prime telefonate, Vargiu passava più tempo a parlare con Mondo che con il sottoscritto. E il ragazzone mica si sprecava a dire pronto. No, quello la buttava direttamente su Josephine, manco fosse diventata la parola d’ordine per accedere agli archivi segreti dei Dossier del Vattelapesca, che da una parte è grasso che cola perché mi ha scrollato di dosso la minestra riscaldata di questa benedetta ragazza e l’ha rovesciata sulle spalle di Beato Luigi Vargiu. Sto parlando di: «Pronto, Mondo, sono Luigi, come va?» — «Josephine?». Uno se le fa due domande sul perché diamine della cosa. Finché, a un mesetto dall’incontro sul traghetto il Vargiu mi leva il sassolino a modo suo.

«Felice, mi ero dimenticato di dirti» con il tono di chi in un mese può aver scalato il K2 in accappatoio, mangiato un’insalata di bosoni di Higgs, bevuto un crodino con Barack Obama, ma di certo non si è dimenticato di dirmi «che sto facendo inserire una directory nel sito in cui gli utenti possono dare suggerimenti e commentare i prodotti e/o il punto vendita compilando un form apposito, lasciando un indirizzo mail tramite i quali essere ricontattati».

«Ah, ottima idea» faccio io grattandomi il retro-zucca.

«Ti manderò i dati di accesso, così potete visionare i messaggi in entrata voi direttamente, ma non prima di essermi tolto una piccola soddisfazione».

E qualche settimana dopo, il perché e il percome mi arrivano anticipati da un sms in cui Vargiu mi avvisa che sta per telefonare e vuole che a rispondere sia Mondo. Ok e tre faccine.

Driiin.

«Mondo,» rullo di tamburi… «ti ho trovato Josephine».

Perché naturalmente ogni commento e ogni consiglio è ben accetto. Ma vuoi tu che il tutto non passi temporaneamente in secondo piano quando oltremanica c’è una biondina un po’ esagitata ma tutto sommato graziosa che non trova da nessuna parte le sue adorate barrette al cioccolato e mirto dal retrogusto nostalgico della vacanza ormai archiviata ma perdiana se non cercava il modo di procurarsene una mezza tonnellata per l’inverno incombente e porca miseria Vargiu l’aveva già messo in conto e probabilmente Mondo pure e io sono una testa di rapa?

Mondo, giuro, mi crescessero cavolfiori sulle chiappe in questo preciso istante, è saltato sulla sedia e ha urlato urrà.

Spedizioni mensili con tanto di corrispondenza amicale assidua e buon appetito a parte, ci siamo potuti concedere il lusso di farci una gita a Birmingham, e il negozietto degli gnomi adesso è tappezzato di foto ricordo di me, Josephine e Mondo, tutti e tre con i rispettivi bordolabbra sempre proiettati più in alto della punta del naso.

Abbiamo una novità in catalogo. L’anno scorso, appena tornati dall’Inghilterra, Mondo mi ha tirato fuori la torta Josephine a base di marmellata di fichi. Un altro capolavoro dei suoi.

Buon vecchio Mondo.

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