S.O.S. BVolution

 

Parte prima: Men in black

Uffici di BVolution, società specializzata nel coaching aziendale avanzato. Gabriella, Assunta e Alessandra sono a colloquio con Carlo, un giovane e rampante consulente.

— Allora Carlo,  — esordisce Gabriella,  — dopo sei mesi di tirocinio è il primo cliente che affronti senza affiancamento. Hai insistito molto per questo incarico. Ti senti pronto?

— Assolutamente. È un cliente che ho acquisito e che vorrei gestire da solo. È una casa editrice molto piccola con problemi di organizzazione. Hanno bisogno di aiuto per mettere insieme il prossimo numero della rivista. Sono in grado di gestirli.

— Ci piace la tua determinazione,  — replica Assunta,  — ma non commettere l’errore di sottovalutare il cliente. Potrebbe essere meno semplice del previsto. La missione è questa: porta la redazione ai massimi livelli di rendimento. Osserva il loro metodo di lavoro, individua le perdite, registra gli attriti, focalizza le incongruenze e aiuta l’editore a risolverle.

— E per qualsiasi problema,  — aggiunge Alessandra,  — io sono a disposizione. Prendilo come un affiancamento a distanza.

—  Grazie,  — risponde Carlo guardando l’orologio.  — Vi lascio: ho appuntamento alle nove nel loro ufficio di Elmas. Non preoccupatevi, tornerò vincitore.

 

Parte seconda: Animal house

Alle otto e cinquantasei, Carlo s’aggiusta la camicia, passa la valigetta dalla mano asciutta a quella sudata e bussa alla porta di Chìmbe. Di là dal vetro percepisce conversazioni animate, ma nessuno grida avanti. Bussa di nuovo, senza esito. Quindi apre, e in una frazione di secondo analizza la situazione: ufficio 4×4, scrivanie invase da libri e fogli, avanzi di crackers e mele smozzicate, borse, zaini e notebook dappertutto. Un tavolo di vetro e cinque persone attorno: Masha e Denver che sghignazzano davanti a uno schermo; Tachi, Milla e Nenno che s’accapigliano sul soggetto di un racconto, in un crescendo di voci. Nella scrivania a sinistra, Ellis e Peby impegnate al telefono.

Carlo posa la valigetta e annota qualcosa sul taccuino. Richiama l’attenzione con un gesto, Ellis s’accorge di lui e fa cenno d’avvicinarsi.

— Buongiorno, sono Carlo di BVolution.

— Ti aspettavamo!

Carlo si guarda attorno.  — Beh, non sembrerebbe.

— Non farci caso, accomodati. Ragazzi, questo è Carlo di BVolution: è venuto a darci una mano!

Si solleva un coro di “ciao Carlo”, poi ognuno torna alle proprie faccende.

— L’editore?

— Doveva essere qui, presumo sia ancora in viaggio.

— In viaggio? Avevamo un appuntamento.

— È andato a Bulzi a portare una copia della rivista a un nostro abbonato.

— Una sola copia? A Bulzi? Non avete un metodo di distribuzione un attimino più… razionale?

— Ci sarebbe, ma a Cugò piace il contatto umano coi lettori. Sai, il feedback emozionale, quelle cose lì.

Carlo annota sul taccuino.  — Posso parlare col vice? Sei tu? Mi riassumi l’organigramma?

— Allora: tecnicamente io sono la Scoordinatrice Editoriale. Un vero e proprio vice non ce l’abbiamo: Peby qui è la Direttrice Irresponsabile, poi abbiamo un Irresponsabile Narrativo, anche se rifiuta l’incarico e dobbiamo rinegoziarlo a ogni numero. Però a quest’ora dorme. Vuoi che lo chiami?

— No no, ci mancherebbe altro.

— Se ti serve abbiamo anche un Irresponsabile Grafico, ma siccome la riunione era alle nove, non lo vedremo prima delle dieci e mezza.

— Non avete orari?

— Certo che li abbiamo: ognuno ha i suoi.

— Ma esiste una gerarchia, qui dentro? Come funziona il meccanismo?

— Il meccanismo?

— Capisco che siete dei creativi, ma ogni azienda ha un meccanismo che garantisce il funzionamento dell’attività.

— Teoria interessante. Sai, non siamo molto ferrati in queste cose. Ci muoviamo sulla base delle impellenze. Ti spiego: per mesi ci impegniamo a organizzare riunioni. Quando finalmente siamo riusciti a farne una, abbiamo quindici giorni per mettere in piedi il numero, e allora diventa un po’ un delirio. Poi, a un paio di giorni dalla scadenza, puf!, basta spostarla in avanti e passa la paura. Tanto i lettori non trattengono mica il fiato aspettando noi.

Carlo passa una mano sulla fronte imperlata di sudore. In quel momento irrompe nell’ufficio Cugò, trafelato.

— Missione compiuta ragazzi: il nostro lettore non c’era, ho lasciato la copia alla colf ucraina che non conosce l’italiano ma l’ha sfogliata e ha detto che è vera letteratura. Siamo o non siamo dei geni? Tutto bene, Ellis? Mi ha cercato qualcuno? Giofi si è svegliato? Riccio ha mandato le illustrazioni? Tu sei un nuovo scrittore? Piacere, Cugò. Hai qualcosa da farci leggere? Ti preparo un caffè. Ricordami il tuo nome…

— No, niente caffè, grazie. Io sono Carlo e, ahimé, non sono uno scrittore. Rappresento BVolution.

— BVolution? Grandi! Cosa possiamo fare per voi?

— Veramente ci avete chiamato voi. Avevamo un appuntamento.

Cugò sgrana gli occhi.  — Giura!

— Ce l’ho qui sull’agenda. Ho parlato con un certo Giofi.

— Adesso ricordo: mi ha detto che siete fortissimi. Tutte quelle robe strane, il denaro come energia, i test psicologici, gli schemi colorati… io vado matto per queste cose. Sono tutto tuo: partiamo pure.

— Possiamo iniziare solo se ci siete tutti.

— Ellis, a che ora è partito Riccio da casa?

— Se la riunione è alle nove è partito alle nove.

— Come mai Giofi non è qui? Hai visto se la convocazione su whatsapp ha le spunte blu?

— No, non l’ha ancora letto. Lo sai che ha silenziato le notifiche su “Fare per Chìmbe”.

— Avete una chat di gruppo?  — domanda Carlo.

— Ne abbiamo sei,  — risponde Cugò. Poi, a Ellis:  — L’hai inviata su “Disfare per Chìmbe”?

— Ha silenziato anche quella, da quando Riccio e Nenno l’hanno intasata di freddure.

— E su “Gente-che-si-sveglia-alle-sette per Chìmbe”?

— Uhm. Mi sa che in quel gruppo non l’abbiamo inserito.

— Passami il telefono, lo butto giù dal letto.

 

Parte terza: Galline in fuga

Una montagna di minuti dopo, anche Riccio e Giofi sono del gruppo. Finite le presentazioni, Carlo si alza e richiama l’attenzione facendo tintinnare la penna su un bicchiere.

— Signori, come forse sapete, BVolution è qui per darvi una mano a gestire questa bellissima impresa. Ho appena consegnato al vostro editore un importante questionario per comprendere il funzionamento della redazione, la dinamica dei rapporti interpersonali, e trovare il modo per ottimizzare le risorse a disposizione. Io avrei già annotato un paio di punti critici su cui si potrebbe intervenire, ma prima vorrei sentire voi: cosa vi aspettate da questa esperienza? Quali energie siete disposti a investire per migliorare la vostra attività? Chi di voi inizia?

Pausa di silenzio. Cugò dà una gomitata a Giofi e sussurra:  — Dai un senso alla tua presenza qui, dì qualcosa di intelligente. Per cosa ti pago?

— Tu non mi paghi affatto,  — risponde Giofi grattando via la cispa dall’occhio sinistro.

— Tutti sindacalisti quando c’è da lavorare, eh?

Silenzio di tomba. Poi, dal fondo, Masha solleva lentamente una mano.

— Sì? Tu sei Masha, vero? Prego, cosa volevi dirci?

— Io volevo dire che sono le undici.

Carlo è perplesso, ma apprezza l’iniziativa.  — Acuta osservazione. E questo ci porta a concludere che…?

— Che è l’ora dell’aperitivo!

Baci e abbracci: il gruppo sciama fuori come il sabato alla quinta ora di matematica.

 

Parte quarta: Un’impresa da Dio

Due settimane dopo, negli uffici di BVolution, Carlo è di nuovo a colloquio con Gabriella, Assunta e Alessandra. Ha perso l’aria spavalda, ha la cravatta slacciata e un accenno di occhiaie. Assunta sta analizzando il diagramma dei risultati.

— Credetemi,  — dice Carlo,  — io ce l’ho messa tutta. Presi singolarmente sono dei bravi ragazzi, ma non hanno la minima idea di come si porta avanti un’impresa. Agiscono in modo irrazionale, scoordinato, caotico. L’editore non comanda: patteggia. Date un’occhiata ai risultati del test: sono totalmente incoerenti.

— Così a naso,  — dice Assunta,  — direi che il questionario che gli hai somministrato è stato compilato da due persone diverse.

— Ecco, vedete? Non mi hanno preso sul serio. Ve lo giuro: è un cliente impossibile.

— Carlo,  — replica Gabriella, con estrema calma,  — nessuno della squadra di BVolution ha mai rinunciato. Noi non ci arrendiamo mai, per principio.

— La responsabilità di un fallimento,  — aggiunge Assunta,  — è sempre ed esclusivamente nostra, ricordalo. Significa non abbiamo trovato la chiave per comprenderli.

Carlo riflette e annuisce.  —  Significa che ho ancora bisogno di te, Alessandra.

— Adesso ci prendiamo un caffè,  — replica lei,  — e mi racconti tutto dal principio. Chiama casa e annulla gli impegni: non ci muoviamo da qui finché non abbiamo una nuova strategia.

 

Parte quinta: Terapia e pallottole

Ufficio di Chìmbe, due giorni dopo. Cugò è in piedi, di fronte alla non-redazione, e tiene il discorso delle grandi occasioni.

— Ragazzi, Bvolution vuole riprovare con noi. Dicono che non si arrenderanno finché non funzioneremo a dovere. Tra qualche minuto sarà qui un nuovo upgrader. Mi raccomando: vi voglio belli concentrati. L’uscita del prossimo numero dipende dalla nostra disciplina.

— Vi ricordo,  — interviene Riccio,  — che nel 1978 mi sono votato all’anarchia. Per cui mi impegno già da ora a ignorare qualsiasi tipo di disciplina. Mi conoscete, sono una persona estremamente coerente: i miei tempi sono sacri.

— Hai rotto con la coerenza!  — sbotta Tachi.  — I tuoi non sono tempi, sono ere geologiche!

— Ragazzi vi prego, non litigate,  — dice Milla,  — facciamo fronte comune contro la minaccia esterna.

— Io spero solo che questo up —qualcosa abbia gli attributi,  — chiosa sarcastica Nenno,  — perché qui dentro ne avrà bisogno.

Bussano alla porta. Cugò va ad aprire e un istante dopo si blocca sulla soglia, interdetto. Fa entrare una ragazza che indossa un camicione giallo alle ginocchia, stivali rossi, una parrucca viola e un cappello da Babbo Natale. Nella destra ha un ombrellino rosa con una stella in punta, nella sinistra un fischietto col tubo di carta arrotolato in cima.

— E tu sei…?  — domanda Cugò, tra il perplesso e il divertito.

— Come chi sono?  — risponde Alessandra, piccata.  — Sono Mèmole!

Lungo e meditativo silenzio del gruppo, colto in contropiede. Quindi, dal fondo, Masha fa schioccare la lingua.  — Seh, vabbè. Sono le undici. Lo sapete che significa?

Alessandra guarda Masha negli occhi, spiritata. Porta il fischietto alla bocca ed esclama:  — Che è tempo di trasformazione! PEEEEEEEEEE!!!

Risate e applausi.

 

Epilogo: Qualcosa è cambiato

Ufficio di Bvolution, un mese dopo. Cugò è a colloquio con Gabriella, Assunta e Alessandra.

— Lasciatemela,  — esclama Cugò,  — la assumo io, vi prego. Qui è sprecata. Se non potete darmela full time, datemela a mezza giornata.

Gabriella ride e poggia una mano sulla spalla di Alessandra.  — Ma nemmeno per sogno. Alessandra è una colonna di BVolution.

— Voi non capite: io la amo. Sono pazzo di lei. Tutta la redazione lo è. È riuscita a convocare una riunione al completo con un ritardo di soli quaranta minuti, vi rendete conto? Siamo diventati un’azienda seria! Guardate: ha riempito l’ufficio di post-it scritti da lei. Ce li siamo trovati ovunque, sulle sedie, dentro le borse, nelle custodie dei cellulari, in bagno. Ve ne leggo un paio, state a sentire. Se il tuo gruppo striscia a terra / Il denaro può ben poco / All’inerzia puoi far guerra / Motivandolo col gioco!  Oppure questo: Il mercato t’offre i dati / Nel dettaglio guarda i conti / Sono i numeri alleati / La migliore delle fonti! O questo: Non fissarti come un palo / Su una vecchia strategia / Con prontezza cambia al volo / Esser rapido è la via! Capite? Sono commosso, vorrei piangere.

— E secondo te,  — dice Assunta,  — cediamo senza lottare un upgrader che attinge a qualsiasi risorsa creativa pur di portare a termine l’incarico? Sii realistico.

— Lo so, mi dispiace: l’irrealtà è il mio mestiere.

— Posso chiederti cosa avete imparato da questo mese di training, Cugò?

— Due cose fondamentali. Uno: ciò che siamo. Ho fatto incidere su una piastra d’ottone lo spirito della nostra impresa: Chìmbe è la tavola rotonda dove gli imprenditori diventano eroi. Due: che non diventeremo mai un’azienda come le altre, ma che possiamo trasformare i nostri difetti in unicità.

— Mi è venuta un’idea,  — dice Gabriella.  — Ti propongo un’alleanza. Vi diamo il permesso di convocare Alessandra ogni volta che ne avete bisogno, ma voi, in cambio, ci fate da campo d’addestramento per i nostri tirocinanti: se ritornano tutti interi si sono guadagnati il diritto di stare in BVolution. Che ne dici?

Cugò guarda la mano tesa di Gabriella. Riflette, poi la stringe.

— Dico che sono le undici. Aperitivo?